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Ganesha, l’inizio di un nuovo viaggio

Ganesha
In India, quando sia sta per intraprendere una qualunque attività, sia essa un viaggio, un percorso, un esame o un’impresa di qualunque tipo, si invoca per prima una divinità particolare: il “Signore di tutti gli esseri” o il “Signore degli ostacoli“, ossia Ganesha o Ganesh (in Sanscrito गणेश Gaṇeśa), una delle divinità più amate del pantheon induista.
Mi sembra giusto quindi parlare di Ganesha, per inaugurare questa rubrica in cui cercheremo di trattare alcuni aspetti della poliedrica e complessa cultura indiana.

Rappresentazione

L’iconografia di Ganesha ci mostra una divinità dal corpo opulento di uomo e dalla testa di elefante, con una sola zanna ma quattro braccia, seduto con le gambe piegate ma con un piede che tocca terra.
Ogni dettaglio della sua rappresentazione, ogni attributo di questo dio, così come di ogni altra divinità dell’induismo, è fortemente simbolico.
Solo per fare qualche esempio:
  • la grande testa indica la sapienza appresa con lo studio dei testi sacri e anche il potere discriminante;
  • le grandi orecchie simboleggiano l’ascolto e la riflessione dei veda (libri sacri);
  • il grande ventre significa che “il Signore di tutti gli esseri” può contenere l’intera manifestazione dell’Universo;
  • il piatto di dolci che tiene in una delle mani indica la ricompensa per i suoi seguaci, così come ai suoi discepoli è rivolta la mano ferma nel gesto di allontanare la paura.
Molti sono i miti che spiegano il perché Ganesha è rappresentato in questo modo, perché ha una zanna sola, perché ha quattro braccia, perché la sua cavalcatura è il topo (muśaka), ecc… Impossibile analizzarli tutti in questo articolo.
Invece, oggi è sull’insieme iconografico di Ganesha e sulla sua simbologia che voglio fermarmi.

Simbologia

Questo dio mezzo uomo e mezzo elefante ci ricorda il legame inscindibile tra microcosmo umano e macrocosmo. Per la tradizione induista, infatti, l’umanità è parte di un “tutto” universale, di cui ne condivide l’essenza.
Tat tvam asi”, recita la Chāndogya Upaniṣad, uno dei testi più sacri e antichi dell’Induismo, ossia “Tu sei Quello”, laddove il “Tu” rappresenta l’umanità, mentre “Quello” simboleggia il cosmo.
È un punto di vista che presuppone l’abbandono dell’egoismo antropocentrico per abbracciare una visione globale di armonia tra l’umanità, il resto degli esseri viventi e l’Universo.
Questo concetto è estremamente attuale se visto alla luce dei tempi che stiamo vivendo, perché può diventare anche un pensiero ecologico.

Un legame universale

Del resto, questa millenaria visione non è molto diversa da quella moderna che abbiamo appreso grazie all’astrofisica, ossia che “siamo fatti della stessa materia di cui sono fatte le stelle”**. Noi, così come tutte le altre creature viventi e non viventi, siamo composti da atomi, da materia diffusa nell’Universo.
È da questo concetto che bisognerebbe ripartire per  riappropriarci di quel legame tra noi e il macrocosmo in cui viviamo. Perché se siamo costituiti dagli stessi elementi dell’intero Universo, rispettare ciò che è intorno a noi significa rispettare noi stessi.
Che ne pensi di questa visione? Conoscevi Ganesha e ciò che rappresenta?
Spero che la lettura di questo articolo sia stata interessante di rivederti presto sul nostro blog.
Namaste.
Luana (গোলাপী)

Fonti per il mito di Ganesha:
“Scintille di ordine eterno” di Diego Manzi, Armando Curcio Editore
“Incanto. Le divinità dell’India” di Diego Manzi, ed. Le Lettere.
Citazione**
“We are all made of starstuff”, Carl Sagan, astrofisico, divulgatore scientifico e autore di fantascienza.

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