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Namaste: l’antico saluto indiano

By 13 Marzo 2020 Cultura Indiana
Namaste

Namaste (नमस्ते) o Namasté è il saluto tradizionale indiano che abbiamo imparato a conoscere anche in Occidente, soprattutto se pratichiamo yoga.

È un saluto piuttosto antico, e in questo articolo vedremo di scoprire l’origine del nome e il suo significato profondo.

Significato del nome

La parola hindi Namasté deriva dall’unione di due parole sanscrite “namas” (inchino – derivante a sua volta dalla radice verbale “nam” ossia inchinarsi) e “te” (a te). Si può tradurre con l’espressione “Io mi inchino al divino che è in te”.

Questo saluto è un riconoscimento della parte di divinità racchiusa nell’altro, e in se stessi, e dunque della sacralità di ogni essere.

Parola e gesto (mudrā)

La parola Namaste è accompagnata da un gesto particolare, ossia una mudrā (मुद्रा – “gesto simbolico”), per cui si uniscono le mani all’altezza del cuore (Anāhata, il quarto chakra o chakra del cuore) e si inchina leggermente la testa.
Questa mudrā si chiama namaskāra mudrā (mudrā del saluto) ed è una
añjali mudrā, ossia un gesto che ha una funzione di riverenza (la parola sanscrita “añjali” deriva dalla radice verbale “añj” che significa “celebrare”).

Se si vuole portare particolare rispetto alla persona a cui si rivolge il saluto, le mani giunte vengono portate a livello del mento o della fronte.

Namaskar

Namasté e Namaskar

Esiste poi un’altro saluto tradizionale, ancora più antico del Namaste. In genere si utilizza per manifestare estrema referenza, ad esempio quando si vuole salutare una persona più anziana o degna di particolare rispetto.
Questa formula di saluto è il cosiddetto Namaskar (
नमस्कार), dal Sanscrito namaskāra che significa “mi inchino alla tua esistenza” (“namas” inchino + “kāra azione).

Anche questo saluto va accompagnato dalla mudrā delle mani giunte e dell’inchino del capo. E anche in questo caso è possibile posizionare le mani giunte all’altezza del mento o della fronte per enfatizzare il rispetto portato.

Significati profondi

L’India è un continente pieno di sfaccettature e di contraddizioni.

Da un lato, la caratteristica di questo saluto è quella di esprimere il proprio rispetto per l’altro, riconoscendone la componente divina e la sacralità. Ma questo riconoscimento è reciproco, perché è la nostra divinità che si inchina alla divinità altrui.

Il Namaste ha dunque un significato profondo che pone un’equiparazione sostanziale tra tutti gli esseri in nome di questa sacralità comune.

Dall’altro lato, invece, è un saluto che segna e mantiene la distanza tra gli individui.

Molto importante, infatti, per la società indiana è sempre stato rispettare la rigida e millenaria divisione in caste (e relative sottocaste), evitando mescolamenti o promiscuità. Questo tipo di saluto evita concretamente il contatto fisico, quindi scongiura i contatti diretti tra appartenenti a caste diverse e le temute “contaminazioni” con persone di caste inferiori o con i fuoricasta.

Nell’attuale società indiana, in cui le caste sono state abolite**, il Namaste perpetua la simbologia del rispetto per la sacralità di ogni individuo, pur mantenendo un’innegabile componente di distacco.

Wai tahilandese

Curiosità

Concludo questo articolo, con alcune curiosità sul saluto tradizionale indiano:

  • Namaste è un saluto originario dell’India e del Nepal ma è diffuso anche in molte altre regioni dell’Asia. Namaskar si utilizza in Bangladesh, ma solo all’interno della comunità induista.
  • La mudrā delle mani giunte di fronte al cuore è utilizzata nello yoga, ad esempio, nella posizione della preghiera o pranamāsana, oppure per iniziare e terminare due delle sequenze di āsana più conosciute, il sūrya namaskāra (saluto al sole) e il chandra namaskāra (saluto alla luna).
  • La mudrā delle mani giunte è utilizzata dalla comunità cristiana in India e Bangladesh durante la messa come sostitutivo del gesto di scambio di pace.
  • Il gesto del saluto a mani giunte è molto diffuso nelle aree buddiste dell’Asia. Ad esempio in Thailandia, dove si chiama wai, ed è accompagnato dalla formula beneaugurante “sawasdee kah” se pronunciata da una donna, e “sawasdee krap”, se pronunciata da un uomo. Questa formula deriva dalla parola sanscrita “svasti” (स्वस्ति) che significa “benessere, prosperità” (alla base anche della parola beneaugurante “svastika”).
**Nota:
Le caste in India sono state abolite de iure nel 1947. De facto, la situazione è molto più complessa. La globalizzazione ha sicuramente aiutato a superare molti aspetti della discriminazione soprattutto nelle città, ma nelle zone rurali la situazione è ancora difficile per molti gruppi fuoricasta o di casta bassa.
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