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Erbe ayurvediche: quali sono veramente

Erbe ayurvediche: pestello

Si parla ormai sempre più spesso di erbe ayurvediche. Ma c’è una gran confusione al riguardo, e alcune piante che non c’entrano con l’Āyurveda vengono catalogate, su blog, social ma anche nei negozi, come “erbe ayurvediche”.

Nel precedente articolo abbiamo provato a definire che cosa intendiamo con “erbe ayurvediche”.

In questo articolo, invece, cerchiamo di capire quali sono e quali non lo sono.

Le erbe ayurvediche nella Farmacopea

Ci sono circa 500 piante nella Farmacopea Ayurvedica e un quasi migliaio di formulazioni composte da più piante, quindi è impossibile citarle tutte.

Alcune sono piante difficilmente reperibili in Occidente, molto particolari, poco conosciute. Altre ormai sono piuttosto note anche da noi e reperibili in genere in forma di polveri secche o estratti.

Di seguito riporto solo alcune delle tante erbe ayurvediche, tra quelle che oltre ad avere un utilizzo medico, hanno anche uno scopo cosmetico:

Sono piante della tradizione ayurvedica anche piante da noi diffusissime, come, solo per fare qualche esempio:

  • Atasī (Lino – Linum Usitatissimum)
  • Akshoda (Akṣoḍa) (Noce – Juglans Regia)
  • Bījapūra (Cedro – Citrus medica)
  • Dāḍima (MelogranoPunica Granatum)
  • Draksha (Drākṣā) (Vite – Vitis Vinifera)
  • Eraṇḍa (Ricino – Ricinus Communis)
  • Gritkumarī o Kanyāsāra (Aloe – Aloe Barbadensis)
  • Madayantī (Mehendi/Henné – Lawsonia Inermis)
  • Maṇḍūkaparṇī (Centella Asiatica)
  • Methī (Fieno Greco – Trigonella Foenum-Graecum)
  • Mishreya (Miśreyā) (Finocchio – Phoeniculum vulgare)
  • Nīlī (Indigo – Indigofera Tinctoria)
  • Shatapatrika (Śatapatrikā) (Rosa – Rosa Centifolia)
  • Tila (Sesamo – Sesamum indicum)
  • Upakunchika (Upakuñchikā) (Nigella – Nigella sativa)
  • Vijayā (Canapa sativa – Cannabis sativa)
  • Yashti (Yaṣṭī) (LiquiriziaGlycyrrhiza Glabra)
Erbe ayurvediche: amla

Sostanze e rimedi

Sono sostanze ayurvediche le spezie, come per esempio:

  • Tvak (Cannella – Cinnamomum Zeylainicum)
  • Dānhyaka (Coriandolo – Coriandrum sativum)
  • Hapusha (Hapuṣā) (Ginepro – Juniperus Communis)
  • Shvetajiraka (Śvetajiraka) (Cumino – Cuminum cyminum)
  • Sukshmaila (Sūkṣmailā) (Cardamomo – Elettaria Cardamomum)

Tra le quasi mille formulazioni presenti in Farmacopea, sicuramente uno delle più importanti è la Triphalā.

La Triphalā non è dunque una pianta in sé, ma è propriamente un rimedio ayurvedico polierbale composto da tre piante:

Non possiamo quindi definire la Triphalā un’erba ayurvedica, ma è sicuramente un rimedio ayurvedico.

Erbe ayurvediche: curcuma

Quali NON sono erbe ayurvediche

Avendo definito che cosa sono le piante ayurvediche, veniamo a quelle che vengono definite erbe ayurvediche su internet ma non lo sono.

Non sono piante della tradizione ayurvedica anche se molto spesso vengono definite tali: sidr (vedi precisazione più avanti sulle varie specie di Ziziphus) e katam della tradizione medio-orientale, açai, e alga spirulina di origine sudamericana, la malva (qui intesa come Malva selvatica o Malva sylvestris, che è la più diffusa da noi; sono ayurvediche, invece, la Malva Indiana ossia la Sida cordifolia  e la Malva Bianca o Altea ossia l’Althaea officinalis).

Perché queste piante vengono definite “erbe ayurvediche” quando non lo sono?

Probabilmente la confusione sulla spirulina è anche data dal fatto che in India oggi si coltiva quest’alga per scopi commerciali, tuttavia non fa parte della tradizione ayurvedica né antica né attuale e non è ovviamente in Farmacopea.

Un altro motivo di confusione è dato dal fatto che alcune marche cosmetiche hanno nel proprio assortimento di piante secche in polvere sia piante della tradizione ayurvedica sia piante di altro tipo. E i clienti pensano che si tratti sempre di “erbe ayurvediche” anche quando non lo sono, ma le aziende non le vendono sotto questa dicitura.

Non possono essere definite “erbe ayurvediche” le argille, né il Ghassoul (che è l’argilla marocchina) né tutte le altre argille (Caolino, Solum Follonum, Bentonite ecc…), in quanto si tratta di minerali e non di piante. Anche se la Caolinite, costituente del Caolino (Argilla Bianca), ad esempio, è uno dei minerali presenti nella Farmacopea ayurvedica, non possiamo chiamarla “erba” perché è un minerale. Non avrebbe senso farlo.

Infine, va fatta una precisazione: l’Āyurveda consiglia di utilizzare le piante locali. Quindi un preparato ayurvedico fatto in India, conterrà piante indiane, mentre un preparato realizzato in Italia da un terapista ayurvedico può contenere piante italiane. Tuttavia non possiamo per questo definire queste piante “erbe ayurvediche”. Tuttalpiù definiremo il trattamento come “ayurvedico” perché le piante vengono selezionate secondo parametri ayurvedici.

Casi particolari

Ci sono delle sostanze che meritano una trattazione a parte.

La Gond Katira è una resina che si ottiene da vari arbusti. Nelle zone del Medio Oriente si ottiene per lo più dall’Astragalus gummifer. Questa pianta è entrata a far parte della tradizione ayurvedica e la Gond Katira è oggi molto commercializzata anche in India. Tuttavia la maggior parte delle piante di Astragalus da cui si ricava la Gond Katira non sono indiane ma provengono per lo più dall’Iran, Iraq e paesi limitrofi, e qualche volta dall’Afghanistan e dal Pakistan (paese quest’ultimo che fino al 1947 faceva parte dell’India).

Invece è una pianta indiana la Cochlospermum religiosum da cui si ricava un’altra resina, la Kathira o Karaya (che talvolta si ottiene anche dalla Sterculia Urens). Queste sono due piante indiane presenti nei testi ayurvedici, anche se nessuna delle due è riportata in Farmacopea. La Kathira si usa molto in India come addensante in cucina, ad esempio per fare il gelato e talvolta è sostituita dalla Gond Kathira mediorientale.
Le gomme ottenute dalle Cochlospermum religiosum e Sterculia Urens fanno parte della categoria ayurvedica delle Niryāsa, ossia delle sostanze resinose, che spesso venivano/vengono utilizzate nelle preparazioni ayurvediche sia per le proprietà della pianta stessa sia come addensanti. Un altro esempio di sostanza resinosa ayurvedica è la Khadira, che si ottiene dalla Acacia Catechu.
È molto particolare il fatto che la Gond Katira sia inserita tra le sostanze ayurvediche quando in India l’Astragalus gummifer non è una pianta facilmente reperibile, a parte in rare zone selvatiche sul confine con il Pakistan (almeno stando a ciò che riportano alcune aziende indiane che vendono la gomma di questo albero) o in Pakistan stesso. Quindi la Gond Katira deve essere importata dal Medioriente o dal Pakistan, per poi magari confezionarla e rivenderla in India come rimedio tradizionale.

Il fatto che l’Astragalus gummifer faccia parte della tradizione ayurvedica pur non essendo al momento una pianta locale dipende a parer mio dal fatto che fino al 1947 il Pakistan era parte dell’India per cui fino a quel momento l’Astragalus era reperibile in quelle zone e si poteva considerare una pianta indiana. Al momento non lo è più, mentre restano diffuse in India le due Cochlosperum religiosum e Sterculia Urens da cui, come dicevamo, si ottiene la Kathira.

Un altro caso simile è il Baobab (Adansonia digitata), un albero diffuso per lo più in Africa.
Questa pianta è presente anche in alcune zone dell’India ed è utilizzata tradizionalmente dall’Āyurveda, pur non essendo in Farmacopea.

Anche questa pianta spesso viene importata, perché in India è diffusa solo in alcune zone ed è anche in pericolo di scomparsa in quanto ne sono rimasti ormai non tantissimi esemplari, per altro molto antichi e poco tutelati. Quindi come pianta ad uso cosmetico spesso si trova in commercio in India il Baobab proveniente dall’Africa. L’Adansonia digitata è dunque una pianta ayurvedica, ma ad uso cosmetico è per lo più una pianta africana importata.

Ci troviamo di fronte quindi a due piante della tradizione ayurvedica, anche se non in Farmacopea, che in qualche modo sono anche non-ayurvediche perché di solito sono di provenienza estera.

Giuggiolo

Il caso del Sidr

Sidr è un nome arabo. La pianta di Sidrah, al plurale Sidr, è citata nel Corano.
Con il nome Sidr si intendono alcune specie di arbusti del genere Ziziphus. In italiano lo Ziziphus è il Giuggiolo e i frutti le giuggiole.

Il genere Ziziphus comprende circa 50 specie che crescono in zone diverse del mondo, per lo più tropicali o subtropicali.
Nei paesi del Medio Oriente per Sidr si intende lo Ziziphus lotus o lo Ziziphus spina-christi, a seconda delle regione.
La specie Spina-Christi è il Sidr che molto spesso arriva anche da noi in Italia in polvere essiccata e che viene utilizzato come lavaggio alternativo per capelli.

Si dice che il Sidr sia una pianta ayurvedica, ma bisogna fare delle precisazioni.
A quale Ziziphus si fa riferimento?

In India crescono diverse specie di Ziziphus, tra le quali:

  • Z. jujuba / Z. mauritiana;
  • Z. nummularia;
  • Z. oenoplia;
  • Z. xylopyrus.

Questi arbusti fanno parte della tradizione ayurvedica. Solo Z. xylopyrus è in farmacopea.
Essendo piante ayurvediche hanno un loro nome in sanscrito.

  • Badar/Kola/Kukola per lo Z. jujuba.
    In medicina Unani – medicina popolare del medioriente – è chiamato Ber; in lingua hindi lo si chiama anche Baraa Ber, ossia Grande Ber;
  • karkandhū o karkandhūkā per lo Z. nummularia;
  • laghubadara o sṛgālabadarī per lo Z. oenoplia;
  • ghoṇṭā per lo Z. xylopyrus.

Ci sono poi altri arbusti del genere Ziziphus che crescono in India ma non fanno parte della tradizione ayurvedica e non hanno un nome sanscrito.
Probabilmente sono specie che si sono diffuse in epoca successiva a quella della tradizione ayurvedica. Oppure sono piante di altre tradizioni.
Tra questi c’è anche lo Spina-christi, che in India negli ultimi anni è stato sempre più coltivato in piantagioni e selezionato, anche per le caratteristiche di durevolezza della pianta, poca necessità di acqua ecc…

In India con il nome arabo Sidr si intende anche lo Ziziphus jujuba.
Tanto che alcune aziende indiane produttrici di erbe in polvere utilizzano la dicitura Sidr per identificare i frutti essiccati e polverizzati di Ziziphus Jujuba, invece di usare il nome sanscrito Badar o Kola.
Questo perché Sidr è ormai un nome comune, mentre il nome sanscrito è conosciuto solo da chi si intende di Ayurveda. Quindi dal punto di vista commerciale un prodotto per vendersi deve essere chiamato con il nome con cui è conosciuto.

Ecco perché il Sidr non è una pianta ayurvedica in sé. Alcune specie del genere Ziziphus identificato con il termine arabo Sidr fanno parte della tradizione ayurvedica, ma non tutte quelle del genere Ziziphus nonostante crescano anche in India.

In termini di proprietà medicinali, le varie specie di Ziziphus ayurvediche si utilizzano in casi diversi.
A scopo cosmetico, i frutti essiccati e polverizzati delle piante del genere Ziziphus si utilizzano come lavaggio alternativo, perché sono tutti ricchi di saponine.

Conclusione

Il mondo della fitoterapia ayurvedica è molto vasto.

Nel XX secolo si è deciso di sistematizzare tutte le conoscenze di fitoterapia inserendo le piante in una Farmacopea ufficiale.

In Occidente, nel tentativo di definire che cosa è ayurvedico, finiamo per definire tale anche ciò che non lo è.

Spero che questo articolo e il precedente ti siano stati utili a chiarire che cosa possiamo considerare “erbe ayurvediche” e che cosa no.

Facci sapere che cosa ne pensi nei commenti.

A presto!


Se vuoi scoprire quali piante ayurvediche sono presenti nei nostri cosmetici e che caratteristiche hanno, dai un’occhiata al nostro Glossario degli Ingredienti.

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