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Il mito di Amrita e della dea Lakshmi

By 12 Ottobre 2020Cultura Indiana
La dea Lakshmi

Oggi andiamo alle origini della bellezza e ti raccontiamo la storia di Amrita e della dea Lakshmi.

Lakshmi (Lakṣmī) nell’induismo è la dea della bellezza, della fortuna e della prosperità.
È celebrata da un inno, lo Śrī-sūkta, aggiunto al Ṛg Veda intorno al VI secolo a.C.
L’appellativo con cui è chiamata, Shri (Śrī), rappresenta luminosità, bellezza, splendore, fortuna e divinità.

La nascita della dea della bellezza

Nel Mahābhārata e nel Viṣṇu Purāṇa si racconta che gli dèi (deva), vittime di una maledizione, avevano perso forza e immortalità. Per ritornare in sé, dovevano bere Amrita (amṛta *), il nettare dell’immortalità, che si trovava nel profondo dell’Oceano di latte (Kshirasāgara), uno dei 7 oceani cosmici, che circondano i 7 mitici continenti.

Per trovare Amrita e darle la forza di rompere la maledizione, i deva avrebbero dovuto rimescolare l’Oceano e per questo si allearono con i loro nemici storici, i demoni (asura). Questi accettarono di aiutare i deva in cambio della promessa di un sorso di Amrita, di modo da guadagnare anch’essi l’immortalità.

Dal rimescolamento dell’Oceano di latte (Samudra Manthana), emersero le cosiddette “14 meraviglie” (caturdaśa ratnam):

  • Lakshmi (dea della bellezza e della fortuna),
  • il dio Chandra (Candra – la luna),
  • altre divinità, gioielli, animali sacri,
  • e un’ampolla di Amrita tenuta in mano dal dio Dhanvantari.

Subito gli dèi e i demoni lottarono per impossessarsi di Amrita. Durante la lotta, che secondo il mito durò 12 giorni e 12 notti, alcune gocce di nettare caddero sulla terra e in quei luoghi nacquero, a seconda dei miti, alcune città importanti dell’India e alcune piante medicamentose, tra le quali l’Haritakī (componente della Triphalā).

Alla fine gli dèi riuscirono a impossessarsi di Amrita, ritrovarono l’immortalità e scacciarono i demoni.

Alle origini della bellezza

Simbolicamente la nascita della dea Lakshmi, legata al ritrovamento dell’ampolla di Amrita, rappresenta la vittoria della bellezza sulle brutture del mondo.

Alle origini della bellezza per l’Āyurveda c’è l’equilibrio di corpo-mente e spirito, perché la bellezza esteriore rispecchia quella interiore.

Non è un caso che dal rimescolamento dell’Oceano, Amrita appaia in mano a Dhanvantari, medico degli dei e padre dell’Āyurveda. Non è un caso che alcune piante ayurvediche, tra le quali l’Amla, vengano chiamate anche Amritaphala (amṛta-phalā = frutto dell’immortalità).

Il testo ayurvedico più antico inizia così: “Ayurveda Amritanam” (āyurveda amṛtanam = l’Ayurveda è il miglior elisir di immortalità), perché il fine dell’Āyurveda è la longevità, ossia vivere una vita lunga e in equilibrio.


 

Conoscevi il mito di Amrita?

*NOTA:
La parola amṛita deriva dalla radice verbale √mṛ che significa “morire” preceduta dalla “a” privativa. Quindi “immortalità” ma anche “elemento che apporta vita”. Infatti c’è un legame importante tra amṛita e āyus (vita), di cui per altro la parola āyurveda è composta. Secondo lo Śatapatha-brāmaṇa “Per un uomo l’immortalità (amṛitatva) è vivere la piena durata della propria vita (āyus).
Citazione tratta da “Formule di immortalità”, Ernesto Iannacone, Lakṣmī ed.

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